Willi Bohli Featured

  • Posted on:  Thursday, 17 August 2017 15:47

Willi Bohli, l’autore.

   (1932 - 1990)

Un artista complesso, che personifica nelle sue opere una vita interiore complicata ed incerta, che palesa la necessità di esprimere un disagio di fondo mai sanato. Il Bohli ha un’energia creativa potente, spesso istintiva, che sembra talvolta prendere il sopravvento nella stesura dell’opera stessa.

Willi Bohli assorbe, modifica ed interpreta la cultura svizzera ed in parte europea del suo tempo, vivendo la realtà alternativa della comunità del Monte Verità (così venne ribattezzato il monte Monescia), di Ascona e del locarnese, con viaggi frequenti in Francia, Austria, Italia (dove visita l’Accademia delle Belle Arti a Roma), con il rigore del contrasto zurighese, luogo di nascita e di crescita, dove lavorava come grafico. Però è nell’energia del Ticino, del Sud in generale, che trova la sua espressione artistica principale, probabilmente stimolato anche da un approccio alla vita più consono al suo modo di essere. Ma ciò non toglie che in alcune sue composizioni la mano risulti accademica, quasi didascalica e formale, forse in realtà nascondendo il desiderio di una “normalità”, che sfugge e non riesce a concretizzarsi nel vissuto quotidiano.

Torna però subito intrigante l’opera del Bohli quando si passa alla visione onirica delle cose, che ritroviamo in diverse composizioni, indipendentemente dal soggetto. Una ricerca di contatto e di unione tra un mondo appunto sognato, metafisico ed una percezione di quello che dovrebbe essere il reale, ma che in realtà risulta essere sfuggente e non catalogabile.

Davvero notevole la capacità del Bohli di viaggiare graficamente con il suo tratto attraverso epoche e periodi storici, ognuno con un suo specifico bagaglio emotivo. Talvolta sembra di osservare un ritratto ottocentesco, rubato ad un momento di vita passata, per poi arrivare a tratti grotteschi, quasi burlesque, con volti ipotetici, chissà, forse reali, poi trasfigurati e quindi riapparire nella vita presente, senza interruzioni apparenti.

Una sorta di metafora della vita, dove la vera certezza del percepito è nella sua indeterminabilità. Spesso ricorre il tema circense, non in senso stretto, ma come rappresentazione del vissuto personale. La vita è gioco, metafora, travestimento, dove la sua esemplificazione può avvenire attraverso la trasfigurazione del carattere iniziale. 

Ma anche quando si torna al reale, nella rassicurante routine di scene quotidiane, il tratto non rimane mai definito e realmente pittorico. Lascia sempre spazio ad una propria interpretazione, ad una possibile variazione sul tema, dovuta all’instabilità congenita dell’esistere stesso, che l’artista vive e deve comunicare. Sicuramente alterna, come sopra detto, tratti accademicia creatività pura, che si materializzano in “fotografie” a colori tanto quanto in cenni astratti in bianco e nero, carattere spesso distintivo del Bohli. Cercare un filo conduttore in Willi Bohli non è così immediato e forse nemmeno così importante, visto che si trasloca in continuazione attraverso vite altrui, attimi rubati, istantanee che mai più ritorneranno.

E quindi come prende vita e forma l’aspetto relazionale col mondo femminile dell’autore? La femmina e la donna non appaiano divise dall’artista in modo consapevole. Certo vi sono opere in cui lo sfondo sessuale esplicito sembra non lasciar adito a dubbi sui ruoli e le intenzioni. Ad una lettura più approfondita se ne evince però il ruolo scaramantico di esorcizzazione. La vera emozionalità, il vero vissuto interiore dell’artista è nella percezione controversa della figura della donna (o del femminile): la femminilità come emanazione e manifestazione scomposta di un’energia diversa, poliedrica, mai stabile, mai definita e soprattutto mai realmente compresa. 

Le figure disegnate si alternano da esseri delicati ed eterei a prostitute da strada, da angeli iconici a figure grottesche e deformate. La vecchia con la  giovane, la santa con la peccatrice, la delicatezza con una maschera carnascialesca, spesso tutte assieme, indistinte ma perfettamente presenti. La sicurezza dell’amore materno primigenio in Willi Bohli sembra non trovare risposta. E’ come se Willi Bohli ci domandasse attraverso i suoi disegni quale delle donne/femmine è quella “giusta” a cui chiedere amore, da cui sentirsi amato. 

Il mondo di Bohli è costantemente in divenire, senza apparenti barriere temporali, dove ogni certezza e sicurezza è solo accennata, passeggera, come il tratto di penna, matita o acquarello che lo sta raccontando. Con questa determinazione, voglia e perseveranza di mettere tutto questo principalmente su carta, su fogli, non su tele o strumenti consolidati di pittura. 

Ancora, forse, per dire al mondo che guarda e guarderà che ciò che si osserva è “adesso” non prima, né probabilmente poi. In quel momento Willi Bohli ha visto nella ballerina grassa, allegorizzata nel volto, una prostituta danzante che ci ricorda sempre e comunque la nostra facilità nel creare stereotipi che poi si annullano nell’esperienze pratica, nei risvolti inaspettati della vita reale.

La ricerca di affetto, di amore, di certezze, il desiderio di essere compreso e di farsi comprendere connota in maniera forte e prepotente l’opera del Bohli. La paura di non saper fermare quegli attimi vitali, l’ansia di non sapere se si sia detto abbastanza, sono certamente un tratto distintivo dell’artista. 

Talvolta immaturo, talvolta accademico, talvolta futurista e visionario, pratico ed etereo, Willi Bohli è sicuramente capace di evocare un’emozione autentica nello spettatore, toccandone le corde emotive.